lunedì 3 luglio 2017

e.. puf!

Se solo potessi vomitare fuori tutto quello che mi gorgoglia nella testa credo che mi sentirei tanto disidratata ed esausta quanto sollevata.
Ci sará un momento dove esploderó e devo ancora capire come gestiró questo disastro.
Persino a casa non sono riuscita a rilassarmi. Sono tornata in Italia e ho solo accumulato ancora piú angoscia, se vogliamo chiamarla cosí. Mi é persino uscito uno sfogo cutaneo che una volta salita sull'aereo per tornare ha iniziato a scomparirmi.
Quando ero piú piccola pensavo che a questa etá avrei saputo cosa fare, che avrei avuto tutte le risposte, che sarei stata capace di gestire la mia vita con ordine.
Sinceramente mi sbagliavo di grosso.
Mi sento talmente angosciata che non so nemmeno piú cosa sia giusto fare.
Vorrei scomparire.
Se scomparissi, sparirebbe anche tutta questa insofferenza.
Ecco tutto.
PUF.

lunedì 15 maggio 2017

vita "d'attesa"

Che le proprie scelte influiscano immensamente sul futuro non é una gran novitá.
Continuo a chiedermi dove sarei ora, se non avessi mai lasciato l'Italia? Sono certa che sarebbe andata completamente diversamente. E non ho intenzione di tornare per ora.
Se dovessi, stravolgerei nuovamente la mia vita e non ne avrei la forza.
Solo cambiare cittá mi ha destabilizzato da morire e anche se non ho voglia di parlarne con nessuno sento che tuttora ne risento.
Credo di avere momenti di vera e propria depressione e vorrei soltanto qualcuno vicino che mi stimoli o che semplicemente un giorno mi dica: "sai cosa? oggi andiamo qui! facciamo questo!" invece dell'avere l'eterna ricerca di cosa fare, con chi farlo, quando farlo.
A volte penso che sto facendo la vita "d'attesa", come la chiamo io. Ovvero quel periodo dove non sei ancora adulta abbastanza (o meglio le "circostanze" non te lo permettono) per farti una famiglia, ma non sei neppure piú adolescente per fare quello che vuoi (o meglio, sei fidanzata). Quel periodo di stallo dove in sostanza non puoi far nulla che esca dalle righe, ma aspetti la fase successiva.
Considerato che mi sento adulta dal almeno 6/7 anni e che sono fidanzata da altrettanti, ecco che la mia vita "d'attesa" dura da troppo tempo.
Non voglio essere fraintesa. Ci sono momenti in cui mi sento la persona piú felice e fortunata della terra. Altri che vorrei solo scomparire, altri ancora dove non me ne frega un cazzo di quello che ho se devo aspettare.
Forse non sto bene.
Non lo so. Ma non ne voglio parlare, non voglio affrontare nemmeno un frammento di questo problema, perché solleverebbe troppe cose e non ho la forza. Davvero. Non ne ho la forza.
Sono una codarda del cazzo. Fatemene pure una colpa.

lunedì 27 marzo 2017

Tutto bene

Piú cresco e piú sono brava a non mostrare quanto le cose mi feriscano. Sono immensamente desta ad ingoiare nodi. Credo che quando saró vecchia e ripenseró alla mia vita sará proprio quello che ricorderó di piu: le giornate spese a dirmi che andrá tutto bene, anche se fa male, andrá tutto bene e sopravviveró.

Quelle persone che non mostrano uno straccio di emozione o che sembrano non esserne mai sovrastate? in passato le guardavo con un po di "sufficienza", ora capisco perché con il tempo ci si indurisce e si inizia a piangere soltanto da soli.
Respiro e mi dico:
Andrá tutto bene.
Sopravviverai.
Non si puó essere sempre felici.
Si vende un po' di felicitá in cambio di altro. Non ho ancora capito di cosa.
Quello che so é che nessuno é felice. Nessuno é mai soddisfatto, né di se stesso né degli altri... eppure sopravvive.

Andrá tutto bene.

giovedì 12 gennaio 2017

Tic Tac

Non so perché. Non sono mai stata una che ambiva ad accasarsi il prima possibile e ad avere figli. Ho sempre pensato che probabilmente sarebbe arrivato un momento in cui mi sarebbe passato per la testa, certo, ma non cosi presto.
Non so cosa sia cambiato. Ho questo bisogno che non riesco a descrivere, molto intenso e profondo, che da un bel po' mi ronza nello stomaco.
Io mi sento pronta. Mi sento piú che pronta, da tempo.
Ma capisco che non sia cosi per tutti e certo non vorrei mai mettere al mondo una creatura con il seme di qualcun'altro e pensare che é qualcosa che voglio solo io. Non ci riuscirei,,,
Sembra che la parte piú difficile di un'inseminazione da donatore sia quella che affronta l'uomo, poiché privato di quel senso di virilitá, orgoglio, o come si voglia chiamare. Ma anche per la donna é difficile.
Solo l'idea a me sembró inizialmente qualcosa di insormontabile. Io che se mi immaginavo un figlio potevo solo raffigurarmelo in una versione di L da bimbo. Sapere che partorirai un essere umano che non ha nulla di quello di cui ti sei innamorata... non é immediatamente facile da accettare.
So che la cosa piú importante é come cresci un figlio e non da dove viene. Ma mentirei se dicessi che la cosa non mi tocca.
Non oso immaginare per una persona che deve crescere un figlio "di un'altro" che non é nemmeno sicuro di volere.
Che fare quindi?
Aspettare? Procedere?
Invidio le persone a cui "capita", perché non devono fare una scelta, ma accettarla e basta.
Non devono soppesare le tempistiche, la situazione lavorativa, l'etá, il luogo in cui vivono, le spese, il cambiamento della routine, e altre millecinquecento cose.
Capita e basta. Non fai altro che prenderne atto.
Li invidio davvero.
Non si puó scegliere quando avere il figlio "di un'altro". Non prendiamoci in giro.