lunedì 5 febbraio 2018

Quasi venti anni fa..

Ieri sera guardavo una vecchia foto di me e mia mamma, in vacanza in Croazia. Credo avessi una decina di anni, non era tanto che i miei genitori si erano separati e mia mamma stava con questo tipo di nome Alessandro.
Guardavo la foto di noi due e non riuscivo davvero a ricordarmi niente altro se non io e lei. Mi sono anche dovuta sforzare per arrivare alla conclusione che c'era qualcun'altro con noi. Ho completamente cancellato il suo viso da quelle vacanze. 
E pensare a quanto é complicata la nostra mente che pur di mantenere un ricordo felice ne consuma i contorni, sfoca un po' i dettagli, mette a fuoco solo quello che vogliamo davvero vedere.
Ho un bel ricordo di quella vacanza. Ed é un bel ricordo grazie a me. Grazie al mio cervello.

Con questo Alessandro ricordo anche che eravamo andati a Mantova. Non ricordo quella giornata in sé, ma le foto. Ero vestita tutta di nero e non c'era una foto dove guardassi l'obiettivo o dove sorridessi. Le foto credo di averle buttate, quando mia mamma si lasció con lui.

Qualche anno prima, quando ancora i miei erano assieme andammo in vacanza in abruzzo. Di quella mi ricordo tutto. Avevo probabilmente 8 anni, sono certa che fu l'ultima che feci assieme ad entrambi i miei genitori.

Insomma, la possiamo chiamare scienza della mente o spirito di sopravvivenza, in qualsiasi modo, sono grata che esista.

giovedì 5 ottobre 2017

un piede giú dal letto

Passano i mesi. Passano e ogni mattina mi aspetto di svegliarmi avendo un'idea di che piega dare alla mia vita.
So che lavoro duro e mi concentro su questo. Sono certa anche che quando avró quello che desidero da anni sicuramente passeró intere giornate a chiedermi perché non mi sia piuttosto goduta quel periodo fatto di leggerezze che é ADESSO. 
Non credo sarebbe stato lo stesso se fossi stata in Italia. Qui a volte é proprio difficile creare legami, spesso mi sento proprio sotto tono.
Forse cerco solo buone ragioni per mettere un piede giú dal letto..
E questo non puó che diventare qualcosa di malato.
Devo giusto trovare quel risveglio che cerco, quello che mi dirá esattamente cosa fare.
E niente. Ascolto questa canzone in loop.


lunedì 3 luglio 2017

e.. puf!

Se solo potessi vomitare fuori tutto quello che mi gorgoglia nella testa credo che mi sentirei tanto disidratata ed esausta quanto sollevata.
Ci sará un momento dove esploderó e devo ancora capire come gestiró questo disastro.
Persino a casa non sono riuscita a rilassarmi. Sono tornata in Italia e ho solo accumulato ancora piú angoscia, se vogliamo chiamarla cosí. Mi é persino uscito uno sfogo cutaneo che una volta salita sull'aereo per tornare ha iniziato a scomparirmi.
Quando ero piú piccola pensavo che a questa etá avrei saputo cosa fare, che avrei avuto tutte le risposte, che sarei stata capace di gestire la mia vita con ordine.
Sinceramente mi sbagliavo di grosso.
Mi sento talmente angosciata che non so nemmeno piú cosa sia giusto fare.
Vorrei scomparire.
Se scomparissi, sparirebbe anche tutta questa insofferenza.
Ecco tutto.
PUF.

lunedì 15 maggio 2017

vita "d'attesa"

Che le proprie scelte influiscano immensamente sul futuro non é una gran novitá.
Continuo a chiedermi dove sarei ora, se non avessi mai lasciato l'Italia? Sono certa che sarebbe andata completamente diversamente. E non ho intenzione di tornare per ora.
Se dovessi, stravolgerei nuovamente la mia vita e non ne avrei la forza.
Solo cambiare cittá mi ha destabilizzato da morire e anche se non ho voglia di parlarne con nessuno sento che tuttora ne risento.
Credo di avere momenti di vera e propria depressione e vorrei soltanto qualcuno vicino che mi stimoli o che semplicemente un giorno mi dica: "sai cosa? oggi andiamo qui! facciamo questo!" invece dell'avere l'eterna ricerca di cosa fare, con chi farlo, quando farlo.
A volte penso che sto facendo la vita "d'attesa", come la chiamo io. Ovvero quel periodo dove non sei ancora adulta abbastanza (o meglio le "circostanze" non te lo permettono) per farti una famiglia, ma non sei neppure piú adolescente per fare quello che vuoi (o meglio, sei fidanzata). Quel periodo di stallo dove in sostanza non puoi far nulla che esca dalle righe, ma aspetti la fase successiva.
Considerato che mi sento adulta dal almeno 6/7 anni e che sono fidanzata da altrettanti, ecco che la mia vita "d'attesa" dura da troppo tempo.
Non voglio essere fraintesa. Ci sono momenti in cui mi sento la persona piú felice e fortunata della terra. Altri che vorrei solo scomparire, altri ancora dove non me ne frega un cazzo di quello che ho se devo aspettare.
Forse non sto bene.
Non lo so. Ma non ne voglio parlare, non voglio affrontare nemmeno un frammento di questo problema, perché solleverebbe troppe cose e non ho la forza. Davvero. Non ne ho la forza.
Sono una codarda del cazzo. Fatemene pure una colpa.

lunedì 27 marzo 2017

Tutto bene

Piú cresco e piú sono brava a non mostrare quanto le cose mi feriscano. Sono immensamente desta ad ingoiare nodi. Credo che quando saró vecchia e ripenseró alla mia vita sará proprio quello che ricorderó di piu: le giornate spese a dirmi che andrá tutto bene, anche se fa male, andrá tutto bene e sopravviveró.

Quelle persone che non mostrano uno straccio di emozione o che sembrano non esserne mai sovrastate? in passato le guardavo con un po di "sufficienza", ora capisco perché con il tempo ci si indurisce e si inizia a piangere soltanto da soli.
Respiro e mi dico:
Andrá tutto bene.
Sopravviverai.
Non si puó essere sempre felici.
Si vende un po' di felicitá in cambio di altro. Non ho ancora capito di cosa.
Quello che so é che nessuno é felice. Nessuno é mai soddisfatto, né di se stesso né degli altri... eppure sopravvive.

Andrá tutto bene.

giovedì 12 gennaio 2017

Tic Tac

Non so perché. Non sono mai stata una che ambiva ad accasarsi il prima possibile e ad avere figli. Ho sempre pensato che probabilmente sarebbe arrivato un momento in cui mi sarebbe passato per la testa, certo, ma non cosi presto.
Non so cosa sia cambiato. Ho questo bisogno che non riesco a descrivere, molto intenso e profondo, che da un bel po' mi ronza nello stomaco.
Io mi sento pronta. Mi sento piú che pronta, da tempo.
Ma capisco che non sia cosi per tutti e certo non vorrei mai mettere al mondo una creatura con il seme di qualcun'altro e pensare che é qualcosa che voglio solo io. Non ci riuscirei,,,
Sembra che la parte piú difficile di un'inseminazione da donatore sia quella che affronta l'uomo, poiché privato di quel senso di virilitá, orgoglio, o come si voglia chiamare. Ma anche per la donna é difficile.
Solo l'idea a me sembró inizialmente qualcosa di insormontabile. Io che se mi immaginavo un figlio potevo solo raffigurarmelo in una versione di L da bimbo. Sapere che partorirai un essere umano che non ha nulla di quello di cui ti sei innamorata... non é immediatamente facile da accettare.
So che la cosa piú importante é come cresci un figlio e non da dove viene. Ma mentirei se dicessi che la cosa non mi tocca.
Non oso immaginare per una persona che deve crescere un figlio "di un'altro" che non é nemmeno sicuro di volere.
Che fare quindi?
Aspettare? Procedere?
Invidio le persone a cui "capita", perché non devono fare una scelta, ma accettarla e basta.
Non devono soppesare le tempistiche, la situazione lavorativa, l'etá, il luogo in cui vivono, le spese, il cambiamento della routine, e altre millecinquecento cose.
Capita e basta. Non fai altro che prenderne atto.
Li invidio davvero.
Non si puó scegliere quando avere il figlio "di un'altro". Non prendiamoci in giro.

lunedì 17 ottobre 2016

Si ricomincia da capo

Mi é servito un po' per poter tornare qui a scrivere.
Non volevo scrivere cose negativa, forse per potermi rileggere un giorno e saper dire di essere anche stata bene.
Oggi sto bene. Lo so perché credo di poter arrivare in fondo a questo tunnel di cambiamenti che mi si trova davanti. Mi sto trasferendo di nuovo, ma a Manchester. L'ho giá fatto e non sará nulla di nuovo, mi ripeto, anche se la cosa mi inquita. Ma soprattutto lo faró con chi amo, ora che siamo di nuovo assieme.
C'é voluto un po'. Un bel po'.. per tornare vagamente a come eravamo prima e credo servirá ancora tanta strada. Penso anche che assieme saremo anche meglio, ora.
Non so come ho fatto a permettere che una cosa simile mi potesse accadere.
Ora sento l'amore, so cosa vuol dire. So davvero che sono una persona migliore quando amo.
E sono felice. Felicemente nel mezzo di un tornado di cambiamenti.

lunedì 13 giugno 2016

Riciclo

Se solo ci accontentassimo di provare ad aggiustare, a rappezzare, di non vedere solo un grande insieme di crepe in quello che giá possidiamo... allora sí, credo che potremmo vivere felici, amando quel mucchietto di cozzi, sentendo che é abbastanza. In fin dei conti quei cozzi ti hanno saputo rendere felice, no?
E invece no. Siamo cosí abituati a rimpiazzare tutto con talmente tanta leggerezza e velocitá che ormai é uno stile di vita. Per le cose tanto quanto per le persone.

venerdì 3 giugno 2016

Di cosa ti innamori?

Di cosa ti innamori esattamente?
A volte per capire se lo si é ancora, credo che bisognerebbe chiedersi questo.

domenica 27 marzo 2016

Chiusa una porta... rimani al buio

Oggi si chiude un capitolo della mia vita.
Domani cambierò reparto al lavoro e sarà un'altra immensa sfida. Non credo di essere pronta... ma alla fine succede sempre che io mi senta così.
Questo ultimo periodo é stato una valanga di cambiamenti e mi ha (s)travolto in pieno.
Mi sento esausta.
Tutte queste energie che mi servono a tenermi assieme, ad incollarmi un pezzetto alla volta. Tutte queste energie non mi bastano a far tutto.
Tutto quello in cui credevo si é frantumato, senza che io potessi accorgermene. Ho perso ogni punto di riferimento e tutto attorno é un vortice di cambiamenti. Non riesco ad assestarmi.
Non mi sono mai sentita così tanto esausta.
Davvero.